|
|
Emozioni.
Lacrime. Gioia mista a fatica. Correre tra un milione di persone che hanno la
consapevolezza di quanto stai dando. Vento freddo che ti soffia in faccia
prosciugandoti ogni stilla di energia. Gambe e teste che al tuo fianco e al tuo
pari si ostinano ad andare contro tutto. Qui non si scherza, qui si va.
Cattiveria agonistica. Chi, magari tra mille sacrifici, si qualificato oggi
sa che deve fare onore al pettorale profondendo il massimo impegno. Nessuno
sceglie queste gara per fare il turista, per quello c' New York. Qui c' la
storia e se vuoi farne parte non hai che da accogliere il suo richiamo. La
maratona di riferimento di tutti i runners americani
, ma soprattutto rester, sempre Boston.
l'anno
dopo le prime Olimpiadi del 1896 qui si deciso di correre una gara capace di
far rivivere quell'esperienza. Da allora, senza alcuna interruzione, sono
113 anni che l'evento si perpetua diventando un mito ed entrando in simbiosi
con la citt e con i suoi abitanti. Da circa un secolo il percorso sempre lo
stesso. Le miglia della Maratona fanno parte della segnaletica della strada. Al
suo scoccare, la linea doppia di mezzeria interrotta al centro della
carreggiata dal sacro simbolo di misurazione Ogni essere vivente di Boston
nato che la maratona gi c'era. Bambini che sono stati portati dai loro nonni
ad un "certo" corner di strada a vedere il passaggio dei
"valorosi", oggi... sono loro i nonni che, in quello stesso angolo,
accompagnano i loro nipoti. Qui la gente ti chiede quanto hai fatto... non in
che posizione ti sei classificato !!! Correre un miglio in 8 minuti per
chiudere un soffio sotto le 3h e 30 un concetto assunto dai pi e non
riservato solamente a maniaci come noi. Qui, a Boston, luned scorso ho corso la
pi bella Maratona della mia vita. Ho finito la mia 25esima fatica, ma chi mi
conosce sa che son partito molte pi volte.
Tornando
indietro, dovendone scegliere solo una, non avrei dubbi, correrei questa. Fino
a ieri a chi me lo aveva chiesto avevo risposto Berlino e mai avrei pensato di
cambiare idea.
L'adrenalina comincia ad
arrampicarsi gi il giorno prima della gara. Arriviamo al centro Maratona prima
delle 10 di mattina. Siamo 5, con me Giancarlo
Casentini(3h e 08), gi mio compagno di viaggio a Stoccolma, a New York e al Passatore
fianco a fianco per quasi 12 ore. Lui stato a Boston lo scorso anno e
sentendosi colpevole di non averla potuta correre al 100%(3h e 30)
si ripresenta al via con tutt'altro piglio. Gli altri 3, sono Gianni(3h e 59), Giovanni (3h e 36) e Francesco(2h
e 47). Son tutti amici di Giancarlo, non li conoscevo, ma l'intesa
stata perfetta fin dal primo metro cos come sempre accade tra
"malati" e come l'esperienza dei Blog
Point ci ha gi
insegnato.
Al centro Maratona, su appuntamento
preciso, incontriamo Mike(3h
e 55), altro amico di Giancarlo, lui indigeno, ha 60Y, ha corso 13 volte Boston e ci far da
Cicerone in maniera impeccabile. L'atmosfera carica, elettrica, tutte le
novit tecnologiche sono esposte in bella mostra. C' da perdersi e infatti passsan 2 ore in attimo. Usciamo, Mike ci sequestra e con la sua Jeep ci porta fuori Boston a casa di suoi
amici dove c' un pranzo pre-gara di una societ di running locale. Posto ameno, classiche villette americane
su 2 livelli con giardino. Con orgoglio ci dice che in quella stessa strada c'
la casa dove vivevano da ragazzi i fratelli Kennedy. I proprietari, sembrano normali, ma si sono sposati 5 anni fa il
giorno della maratona pronunciando quel si 10 minuti prima del via nella
chiesetta a fianco alla partenza... poi ovviamente hanno fatto la gara. La
targa personalizzata della loro auto recita: "I run".
divoriamo, quantit industriali di dolci ed altre cose buone, conosciamo
persone "particolari" tipo la campionessa del mondo del doppio Iron man(7.6km di nuoto-360km in bici e 84.4km
di corsa) e un arzillo
vecchietto 75Y che mette le 42km in fila come se piovesse.
Alle 15 si parte per il giro di
ricognizione, percorso gara fatto in auto al contrario. Il sole splende,
all'ombra freddino, sembra il clima ideale per correre, ma gi chiaro che
il vento contrario. Sull'Heart Break Hill veniamo deviati perch stanno
facendo una garetta sul miglio, dedicata ai ragazzi, divisa per anni di
nascita. Scendiamo e assistiamo allo spettacolo ancora una volta rapiti
dall'entusiasmo che coinvolge la gente. Questo siparietto finisce con lo
speaker locale che ci da il suo in bocca al lupo per lo show di domani, la
gente presente ci applaude. Quasi imbarazzante. Di nuovo in auto, non c' un metro
di pianura. Il cambio automatico ammorbidisce le sensazioni, ma chiaro che
sar tosta. Mike spende fiumi di parole sulle difficolt e le
curiosit di ogni miglio. Finalmente arriviamo a Hopkinton sulla start line dove faccio la foto del
post. C' tanta gente, come fosse normale fare questo rito propiziatorio. Alle
18, inaspettata sorpresa, siamo a cena dalla figlia di Mike che ci prepara lasagne al forno e antipasti vari. Anche qui veniamo
accolti in pompa magna, divoriamo quantit di carboidrati impressionanti e alle
8 siamo gi sulla via del ritorno.
Giornata
perfetta, neanche tanto faticosa, forse abbiamo visto meno cose del turista
medio, ma di certo abbiamo imparato di pi se vero che si viaggia anche per
cercare di capire usi e costumi altrui.
Nanna e sveglia anticipata. Alle
6 del mattino nella piazza centrale di Boston 500 scuola bus diretti da una
regia impeccabile si allineano e raccolgono i podisti per portarli sul luogo di
partenza. Uno sciame di polizia in moto sulle Harley Davidson fa da scorta. E' uno spettacolo nello spettacolo.
A destinazione, cos come a
Londra e New York, c' da mangiare, da bere, da coprirsi e servizi igienici in
grande quantit. Il termometro vicino allo zero, ma sembra che solo noi lo
avvertiamo. Ognuno ordinatamente va nella sua gabbia, ce ne sono 28, una ogni
mille. Partenza ad onde. Due blocchi da 14.000 divisi da 30 minuti per
consentire ai rifornimenti di riorganizzarsi.
Inno nazionale, caccia F18 che
passano bassi e rombanti sulle teste e... VIAAAAAA
Ho oltre 5000 persone davanti,
impiego quasi 3 minuti per arrivare sulla linea di partenza, ma gi dal primo
metro riesco a filare abbastanza bene. Se quelli che ti sono davanti son tutti in grado di andare a 4.30 intoppi non se ne
creano. Certo impossibile seguire le traiettorie migliori e nelle varie curve
e contro curve si obbligati a tenere la direzione di marcia della grande
onda. Il tifo assordante, fra i runners l'entusiasmo palpabile, ma nessuno gioca, testa bassa e pedalare. Passo il
primo miglio in 7.30, dieci secondi di ritardo, ma ci sta, siamo un fiume in
piena. Stando al lato della strada pi facile effettuare piccoli sorpassi, ma
le urla del pubblico ti stordiscono, la strada a schiena d'asino rende pi
insidioso l'appoggio e il vento sa far male. Scelgo di restare nel mezzo,
cercando di limare al meglio le traiettorie con piccoli spostamenti. I
rifornimenti sono ad ogni miglio, ma ho deciso che per i primi 5 non ne
prender. Ho bevuto pochino anche pre-gara, ma non
voglio fermarmi a fare pit-stop sfruttando l'opportunit che con questo clima
morire disidratati non probabile. 22.23
ai 5000, io ho preso le
miglia, ma per comodit vi illumino su dati pi interpretabili. La mia tabella
mi voleva 10 secondi + lento, ma oggi si va, ci credo, io valgo meno di 3h e
15. L'alta percentuale di discesa dei primi 5km lascia il posto ad una regolare
alternanza di vallonature. L'azione di corsa va
rilanciata di continuo, ma non facile perch ogni volta che si in cima
all'erta il vento frena le spinte. Blow in front. Mollare mai. Bene i secondi 5km(22.20) sono in vantaggio sui pronostici, anche su
Firenze, il respiro facile. Forse sto esagerando, ma so che fino ai 25km devo
rischiare, poi la salita si far sentire e nel finale, cos come mi aveva detto
Mike, salter la copertura delle colline e il vento sar un inferno. Tifo alle
stelle al passaggio da Nordic. Ogni miglio metto in
cascina secondi preziosi, a tratti temo di perdere il contatto con la media,
finch il lap del 15 mi conferma un tempone (22.25) a dispetto di un saldo altimetrico
leggermente passivo. Si avvicina il ventesimo. Il Wellsley College. Il luogo delle studentesse vampire. Ricordo le parole di Stefano(Runoldboy), resta sul lato destro. Gi da
lontano si sente lontano un boato salire. Pi che un boato uno stridio
disordinato. Sempre pi forte, assordante, incomprensibile. Migliaia di ragazze
assiepate al lato della strada incitano a gran voce e si offrono per il Free-Kiss, "si dice" che gente del mio livello ha
corso un km in 6.22 non resistendo alla tentazione di baciarne tante.
In molti si lanciano a braccia
aperte, qualcuno anche clamorosamente a labbra aperte.
Premio Oscar per 2 ragazze che
ostentano un cartello con la scritta Free
Kiss for lesbians.
Inebriante. Un lap del 20km ancora fin troppo veloce
precede un passaggio alla mezza 15 secondi sotto all'ora e 35. Sono un minuto
in vantaggio rispetto alla mia tabella. Ne guadagnassi 1 anche nella seconda
parte potrei chiudere 3h 12 alto, che su questo percorso e con questo vento
varrebbe ampiamente un tempo sotto a 3h e 10 su una 42km piatta e
climaticamente assistita. Davvero valgo un time cos basso ? Non so, forse no,
...allora, anche se fino al km 25 la strada la manderebbe ancora buona, freno
l'istinto e torno calcolatore. Ora respiro agevole e al lap successivo di riferimento ho messo da parte un'altra decina di secondi. Da ora
per 7km la strada far su e gi offrendo tre erte importanti in sequenza con un
saldo passivo di 80 metri sulla vetta dell'Heart Break. Affronto le salite
sempre con prudenza, perdendo il passo di chi mi circonda. Non il tipo do
sforzo adatto ad un cinquantenne e i tanti ragazzi e ragazze che mi circondano
sgambettano via in agilit. Poi per, a met comincio a tenere botta e prima
del gran premio della montagna inizio un recupero, si scollina e in un attimo
mi riaggancio. Per tre volte sar cos. Al lap del 30esimo il vantaggio sulla tabella salito quasi a
1 minuto e 30. Ultima salita, questo il mito. Non vi aspettate il Mortirolo, si va su al 5% per poco meno di un km, ma lo si
fa dopo 32km di corsa per nulla teneri. Tamburi, urla di incitamento,
rifornimenti spontanei offerti da gente che da anni il giorno della gara viene
qui gi alle 6 del mattino per prendere il "proprio" posto. La mente
vola a Roma, dove.... "no quest'anno c' poca gente perch freddino
!!!".
Scollino
con le lacrime agli occhi. Non mi interessa pi il tempo, ora so che ho vinto,
ho vinto perch sono qui, ho vinto perch sono dentro la storia. Gi il
cappello davanti a Boston e gi il cappello davanti a RunnerBlade.
Adrenalina a mille.
Il declivio si fa favorevole, ce ne sarebbe di che volare, ma appena sulla vetta il mare e Boston vengono protetti dal forte soffio del vento di Nord est che, come una mano, ti si posa sul petto e rallenta l'incedere. Ai 35km sono ancora con circa 1. 30 di up, ma chiaro che ormai il gioco sar in difesa. Cerco di proteggermi dietro a quelli che hanno stazza da vendere, ma spesso son costretto a lasciarli perch il loro passo si fa incerto. In discesa le articolazioni cominciano a farmi male e il ginocchio sinistro per 2 volte si blocca per una frazione di secondo. Indifferente il danno cronometrico, monumentale il danno psicologico. Perdo sicurezza. Cerco di recuperare fiducia incitando il pubblico e rubando qualche 5. Ma un gioco pericoloso, l'adrenalina come la glicemia prima ti pompa, poi ti spegne. Purtroppo l'incantesimo finisce e diventa chiaro che l'energia finita. Non ne ho pi. Dopo Firenze avevo scritto che negli ultimi km pur non essendo in grado di accelerare con quel passo avrei potuto continuare fino al 45esimo e oltre, oggi devo chiudere e farlo presto. Sento freddo. Sono spossato. Temo di non farcela. La sofferenza in me. Il vento contrario violento. Per chi l'ha fatta, a tratti come la Roma Ostia degli ultimi 2km, solo che per arrivare fin qui si faticato troppo di pi. I decibel delle urla del pubblico sono oltre il consentito, mi fanno solo male, ho gi succhiato tutto il loro aiuto, ora mi serve solo la concentrazione. Devo resistere, distrattamente seguo il crono delle ultime miglia, il calo inesorabile eppure continuo un lento superare che avr fine solo sulla linea del traguardo. 40esimo km, sono ancora con un vantaggio poco oltre il minuto. Basta correre anche tranquillamente e 3h e 14 sono centrate, ma il dolore alle gambe e i brividi mi fanno leggere qualsiasi risultato come ininfluente rispetto al bisogno assoluto di fermarmi di bere e di coprirmi. Ultimo sottopassaggio, ora ci sono le 2 curve che ho visto spesso in TV e i 600 metri del rettilineo finale. Incredibile, dopo la prima curva ancora salita, datemi la finish line, cos un massacro. Curva a sinistra, li vedo, laggi in lontananza brillano gli archi blu dell'arrivo. Lacrime, ancora lacrime, ancora un passo, un altro... fatta..., no ancora un morso, un altro, ora davvero quasi finita. Guardo il crono e provo a capire dove sono, se sopra o sotto il valore del pi-greco. Indefinibile. Accelero, taglio il traguardo e clicco in ritardo 3h 14.00. Devo coprirmi. Intorno a me scene di panico, maratoneti stremati tremano di freddo, qualcuno vomita, qualcuno sulla sedia a rotelle rannicchiato nelle coperte. Ancora circa mezzo miglio interminabile, tolgo il chip da solo ma non riesco a coprirmi con la mantellina. Una ragazza mi aiuta a vestirla e me la blocca con un adesivo. Finalmente mi mettono la medaglia al collo, la bacio e piango ancora.
Nulla
voglio togliere a chi corre i 5km, ma certe emozioni arrivano solo dalla
consunzione delle energie e dalla consapevolezza di aver dato di pi di quello
che si ha. Chi cerca emozioni forti sotto questo arco ha da passare. Boston
la pi bella gara a cui ho partecipato.
Analisi
tecnica: Solo uno dei big ha chiuso sotto le 2h e 09 e qui ci sono quelli veri.
Le donne hanno fatto 2h e 32 chiudendo con uno sprint da fotofinish. La seconda
arrivata(prima 2008) svenuta dopo il traguardo. Quando si svegliata ha
chiesto candidamente chi avesse vinto. Una volta appreso della sua sconfitta
tornata tra le braccia di Morfeo. Se vero che questo percorso toglie due
minuti ai campioni e 3 agli amatori, oggi erano almeno 4. Er Califfo dice che
sotto a 3h e 10 con la gara buona ci vado quando voglio, senza modestia penso
abbia ragione, ma ne parliamo un'altra volta.
Al momento di cambiarmi mi piego
per infilarmi la tuta e mi prende un crampo alla fascia addominale pazzesco.
Penso di morire dal dolore e ora le lacrime mi escono spontanee perch, come
Cristo, ho una lama sotto il costato.
Accendo il telefonino, sms di Alvin. 3h 13.58 bravo Mister.
No, non l'ultima maratona che
far, anzi spero di farne altre 25, ma ora spegnete la luce. Ho sonno, voglio
riposare e fino a domenica prossima se credete di vedere me che corro....
guardate meglio, un sosia!
Gian Carlo Pelliccia |