6/4/2008 BERLINO - MEZZA MARATONA

Rieccomi sulle strade di casa. 49 anni fa sono nato qui e tornarci è sempre un piacere. Ogni scusa è buona e quindi ben vengano anche quelle “corsaiole”. A Berlino avevo già corso la maratona nel 2000 e oggettivamente mi mancava ancora la mezza.  Quando l’Astra nel 2004 venne qui in forze a correre questa gara io ero nel pieno della mia preparazione al Passatore e fu così che seppur a malincuore rinunciai.
Passano gli anni e un’opportunità si affaccia nuovamente.  Angelo, mio amico di tanti allenamenti a Villa Pamphili, lo scorso anno è venuto a lavorare qui e, avendo la possibilità di organizzare tutto con facilità, nel mese di ottobre aveva lanciato l’idea. Primi a catturare la “news” io e Filippo con le nostre famiglie al seguito. Angelo corre con il gruppo di Peter Pan, e così ecco che, ben presto molti di loro aderiscono al “lancio”. In verità il drappello(alla fine saremo 50) che pian piano si forma è allargato anche a Runner di altre società, non solo astratti come me e Filippo Pacioni.
Difficile infatti è connotare il gruppo Peter Pan come fosse l’ASTRA.
Noi da 15 anni abbiamo un super presidente e tra di noi c’è sempre stato un legame più che stretto, la invece, dall’altra parte del guado, regna un pò di anarchia, capita così che, nello stesso giorno pur avendo in calendario il Vivicittà come gara sociale a Roma, la metà di loro ignora il programmato e viaggia in trasferta. Cambiano spesso Presidente, ogni anno hanno circa 30/40 nuove iscrizioni e ne perdono altrettante, segno di una mobilità data da un gruppo meno coeso che, forse proprio per questa caratteristica, fa presa su chi si vuol sentire svincolato da logiche societarie. A mio avviso, resistono solamente  perché partono da una base molto numerosa, hanno un sito dove quasi in tempo reale leggono dettagliatamente tutti i loro risultati e soprattutto perché hanno uno sponsor che passa gratuitamente magliette, pantaloncini e per i più  devoti tute, maglie tecniche e key-way.
Per arrivare a Berlino ognuno ha comprato il suo volo low cost, c’è chi(come me)  è arrivato mercoledì, chi giovedì, chi venerdì, chi addirittura sabato. Stessa logica per il ritorno a casa: qualcuno(io) è volato via già la domenica dopo la gara, altri invece si sono trattenuti per qualche altro giorno, con oscillazioni da lunedì fino al mercoledì seguente la gara.
Quasi tutti però alloggiati nello stesso albergo comodo e centralissimo prenotato da Angelo.
Personalmente nei tre giorni precedenti l’evento annoto, un po’ di shopping(moglie e figlia fin troppo), qualche foto, due cene in locali tipici tedeschi, un bel museo e due corsette. Come turista si poteva dare di più, ma a dir il vero oramai da queste parti mi sento meno turista del solito. Da sabato pomeriggio semi-ritiro spirituale: prendo il pettorale e gran cena in un verace ristorante italiano. Buonanotte.
“E’ domenica mattina si è svegliato già il mercato…”(così cantava il Claudio Nazionale).
25000 in mutande e mutandoni con un freddo polare(5 gradi) si accingono al via in Alexanderplatz. Ci sono molte gabbie e io sono nella prima, del resto arriverò 503esimo e mi spetta di diritto.
A parte i soliti 30 top runner, quasi tutti neri, che arrivano in direzione contraria sulla linea del traguardo, non ho difficoltà a piazzarmi nelle prime 3 file di scalpitanti. L’obiettivo è scendere sotto l’ora e 27. So di valerlo, ma è notorio che tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo qualcosa, tipo un vento fastidioso che potrebbe far saltare il programma. In un leggero crescendo di condizione ho chiuso Fiumicino in 1h 27 e 58, la Roma Ostia in 1h 27 e 18 e se è vero che sto un pelino meglio…bisogna crederci. L’obiettivo è di fare 4 frazioni da 5km tutte in 20.37(4.07 abbondanti), 41.15 ogni 10km e ultimi 1100 metri gagliardi, in realtà tra l’ottavo e il nono un po’ di salita potrebbe sfalsare qualcosa e portare la seconda parte ad essere un soffio più leggera.
Quasi via.
Musica di circostanza, presentazione dei campioni, uno ha già corso sotto i 59 minuti e un paio sono sul filo dell’ora, li ho a 3 metri, mentalmente penso a per quanto tempo riuscirò a vederli dopo lo sparo:
RISPOSTA: non saprei  sono Pazzi.
Via. 5 km dritti come un fuso. Prima il bellissimo viale Unter der Linden, passaggio suggestivo sotto la porta di Brandemburgo,  poi si taglia in due il parco del Tiergarten. Il vento è freddo e posizionato tra contrario e leggermente laterale, fatico. 20.39 ai 5km siamo a + 2. Primo dubbio mentale: forse essere partito con i pantaloncini corti e solo la maglia dell’inter a pelle mi scalda meno del previsto e non va bene. Obbligatorio dimenticare. C’è tanto pubblico, molto di più che in qualsiasi gara italiana, ma nulla a che vedere con quello che trovai in occasione della maratona, quando però era settembre e c’erano circa 20 gradi. Ottavo km passato, curva a destra e per circa 500 metri si sale. Non è terribile, ma c’è vento contrario e rallenta. Incredibile che non ci sia un tedesco di grossa stazza a far da muro. Salita assorbita bene, ci avviciniamo nella zona più commerciale della città. Dico commerciale e non centrale proprio perché questa città, prima divisa e poi addirittura “murata” ha tuttora più di un vero centro. Passaggio al 10km 41.25 (20.46) i secondi 5km, sono 10 secondi in ritardo, ma non devo demordere. Qui il pubblico è numeroso e festante. Tutto il serpentone viene incitato a gran voce, fra mille facce al tredicesimo km vedo Chicca che mi saluta e subito dopo mia moglie che mi scatta due foto(la frontale risulterà mossa, meglio quella di spalle), è solo un attimo, ma per me è una bella iniezione di fiducia. Oramai da un’ora al mio fianco corre sempre Franco altro amico/nemico di tante battaglie nel teatro di Villa Pamphili.  Siamo al quindicesimo 1h 02.02(20.37), porca pupazza !!! Sono sempre 10 secondi sotto media eppure mi sembrava di aver spinto bene. Pazienza non è ancora finita, continuo a credere di potercela fare, per 3 km il vento è alle spalle e come i cavalli di razza comincio a sentire odore di stalla e galoppo veloce. E’ un momento magico, superiamo tutti, dubito che potrò tenere questo passo fino al traguardo, ma il tentativo di centrare l’obiettivo passa di qua, altra strada non c’è, quindi giù, a manetta. In un paio di circostanze strappo così forte che Franco cede, poi però la sua migliore soglia aerobica gli consente di rientrare spendendo anche meno. Superiamo nuovamente l’ipotetico ex muro e rientriamo nella zona est della città da dove eravamo partiti. Gli ultimi 3km il vento torna a far male. Volo a vista, freccia inserita e corsia di sorpasso, ma il motore è assolutamente fuori giri. Siamo al 19esimo, sono sfinito e con terrore guardo il crono: abbiamo fatto il miracolo e chiuso il gap. Siamo precisi in media, solo che mancano ancora 2 km e io sono oltre la frutta. Per un paio di minuti provo ad addormentarmi diminuendo il livello della sofferenza, ma subito ho sentore che non basterebbe e torno a dare gas sperando che la benzina non finisca proprio ora. Vedo il ventesimo, da tabella bisognava passare in 1 22.30 e fare gli ultimi 1100 in 4.25 che fa 4 a km usando anche il bonus sprint così da poter leggere con orgoglio 1h 26.55 sulla linea del traguardo. Clicco: addirittura 1h 22.58 (20.26). Che pacchia !!! 2 secondi da gestire. Sta quasi per partire la prima bottiglia di champagne quando, così come vogliono i finali thriller, la consapevolezza di avercela fatta crolla in un attimo, Franco ringrazia della compagnia(ho tirato 20km), cambia passo e si invola verso il traguardo. Ora sono solo, spaventato, ogni soffio di vento si fa tempesta, inevitabilmente calo il ritmo, runners che hanno speso meno di me mi superano  da entrambi i lati. Sono momenti di vero panico, ho la sensazione di essere lentissimo. Devo lottare e provare a tenere oltre le mie forze: 1h 27.01 sarebbe un fallimento. Mi ripeto che forse ho anche 2 o 3 secondi di ulteriore abbuono dati dal real-time. Guardo l’orologio è scattata l’ora e 25 sono circa a 500 metri dalla fine, dai Gian Carlo è veramente l’ultimo sforzo. Mi arrampico sulla strada, finalmente vedo l’ultima curva, la prendo stretta, fatta, ora vedo solo l’arco e sotto il crono in lontananza. Dapprima son solo puntini gialli, poi distinguo il 26 e quando sintonizzo lo sguardo sui secondi  sono 38,39,40…ora sono sulle punte, per un attimo temo di non farcela, la paura è che l’ultimo km sia un pochino più lungo. Poi l’incubo svanisce il crono è sull’ora 1h 26 e 50 ma sto davvero chiudendo. Leggo fino a 1h 26 e 54 e taglio a braccia alzate.
1h 26.55 per la precisione giù il cappello !!!
Il real-time mi dirà 1h 26.52, quasi ci sono stato largo !!! Emozione immensa. Con Franco, che ho perdonato per lo sgarro(solo perché interista), ci facciamo una foto con la bandiera tedesca sullo sfondo e, prima che cominci il processo di ibernazione,  vado a ritirare la sacca e rivesto abiti più idonei al gelo che ci circonda.
Ho fatto veramente una bella gara, ho dato tutto quello che avevo e anche se sono lontano dal personale, che mai più potrò neanche avvicinare, sono veramente contento. Giusto per considerazione aggiungo che con un clima migliore credo proprio sarei riuscito a gestire tutti i passaggi con minore affanno. Mi sarei trovato esattamente allo stesso punto al 18esimo km e sarei stato in grado di fare gli ultimi 3 km “forte” arrivando intorno a 1h 26 e 30 che era il massimo dei massimi che potevo ottenere. Sono confortato in questa analisi dal tempo dei campioni anche loro in leggero ritardo rispetto alle attese.
In albergo doccia bollente e c’è già l’aereo in pista per il rientro a casa.
Più tardi mentre voliamo placidamente sulle alpi provo a dormicchiare un po’ quando mi accorgo che ho al collo la medaglia…con quale folle inconsapevole gesto mentre preparavo i trolley l’ho infilata ?
RISPOSTA: non saprei sono Pazzo.


Gian Carlo Pelliccia

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